Economia Politica della Produzione tra Pari

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L'Economia Politica della Produzione tra Pari
di Michel Bauwens - C-Theory, 1 dicembre 2005
Traduzione di Robin Good (2006), revisione di Marco Giustini (2014)

Da quando Marx ha identificato gli stabilimenti manufatturieri di Manchester come il simbolo della nuova società capitalista, la vita sociale ha subito enormi trasformazioni. Ora che i sistemi sociali, politici ed economici si stanno trasformando in network distribuiti sta emergendo una nuova dinamica umana: il peer to peer (P2P). Il P2P fa emergere un terzo modello di produzione, un terzo modello di governo, ed un terzo modello di proprietà, in grado di riconfigurare l'economia politica in nuove modalità. Questo saggio mira a sviluppare un framework concettuale (“teoria P2P”) capace di spiegare questi nuovi processi sociali.

Peer to Peer

Il P2P non si riferisce a tutti i comportamenti o processi che hanno luogo in network distribuiti: Il P2P designa in maniera specifica tutti quei processi che hanno come obiettivo di accrescere la partecipazione da parte di attori che hanno uguale potere. Definiremo in maniera specifica questi termini quando esamineremo le caratteristiche dei processi P2P, mentre per ora ne definiamo le più importanti e generali caratteristiche.

Processi P2P:

  • producono valore d'uso attraverso la libera cooperazione di produttori che hanno accesso a capitali distribuiti: questo è il modello di produzione P2P, un terzo modello di produzione, differente dal modello capitalista e da quello della produzione da parte di imprese statali. Questo prodotto non è un valore di scambio per il mercato, ma un valore d'uso per una comunità di utenti.
  • sono governati da comunità di produttori stessi, e non dalla allocazione di mercato o dalla gerarchia aziendale: è una modalità di governo P2P, o 'terza modalità di governo'.
  • rendono il valore d'uso liberamente accessibile su base universale, attraverso un nuovo regime di proprietà comunitario. Questo è un 'modello di proprietà tra pari': una 'terza modalità di proprietà,' differente da quella privata e da quella pubblica (statale).

L'infrastruttura del P2P

Di che cosa c'è stato bisogno per facilitare l'emergere di processi peer to peer ? Il primo requisito è stato l'esistenza di un'infrastruttura tecnologica che funziona per processi peer to peer e permette un accesso distribuito a capitali "fissi". I computer individuali che permettono ad una macchina universale di eseguire un compito logico sono forme di "capitali fissi" disponibili a basso costo a molti produttori. Internet, come network punto punto, è stato progettato specificatamente per la partecipazione dei computer degli utenti senza l'uso di hub obbligatori. Sebbene non sia totalmente nelle mani dei partecipanti, Internet è controllato, attraverso un governo distribuito, e fuori della completa egemonia di un privato in particolare o di attori di Stato. Gli elementi gerarchici di Internet (come i protocolli IP ed i Domain Name Systems decentralizzati, etc...) non dissuadono la partecipazione. I comunicatori virali, o meshworks, sono una logica estensione di Internet. Con questa metodologia, gli strumenti creano i loro network attraverso l'uso di capacità in eccesso, bypassando il bisogno di un infrastruttura pre-esistente. Il movimento 'Community Wi-Fi', il gruppo di pressione Open Spectrum, la televisione file-serving e le infrastrutture di telecomunicazione meshwork-based sono esempi di questo trend.

Il secondo requisito è un'informazione alternativa e sistemi di comunicazione che permettono una comunicazione autonoma tra agenti cooperativi. Il Web (in particolare il Web scritto e il Web 2.0 che è in corso di realizzazione) permette una produzione universale autonoma, una distribuzione ed un 'consumo' di materiale scritto, mentre gli associati podcast e webcast creano una 'informazione alternativa ed un'infrastruttura di comunicazione' per la creazione audio e audiovisuale. L'esistenza di questa infrastruttura permette la produzione autonoma di contenuti che possono essere distribuiti senza l'intermediazione dell'editoria classica e dei media (sebbene possano nascere nuove forme di mediazione).

Il terzo requisito è l'esistenza di un'infrastruttura 'software' per una cooperazione globale autonoma. Un numero crescente di strumenti di collaborazione come blog e wiki uniti a software per il social networking facilitano la creazione di capitali sociali e di fiducia, rendendo possibile la creazione di gruppi globali che possono creare valore d'uso senza un intermediario o la distribuzione attraverso imprese.

Il quarto requisito è la creazione di un'infrastruttura legale che permette la creazione del valore d'uso e lo protegge dall'appropriazione privata. La General Public License (che proibisce l'appropriazione del codice del software), la correlata iniziativa Open Source, e certe versioni di licenze Creative Commons hanno questo ruolo. Queste permettono la protezione del valore d'uso comune ed usano le caratteristiche virali per diffonderlo. I materiali rilasciati sotto la GPL possono essere usati solo in progetti che in cambio rilascino il prodotto finale sotto il pubblico dominio.

Il quinto elemento è culturale. La diffusione dell'intelligenza umana (p.es. La distribuzione dell'intelligenza umana) ed i cambiamenti associati nei modi di sentire ed essere (ontologia), di conoscere (epistemologia) e le costellazioni di valori (axiologia) sono stati strumentali nel creare il tipo di individualismo cooperativo di cui c'è bisogno per sostenere un'etica che permette l'esistenza di progetti P2P.

Le caratteristiche del P2P

I processi P2P accadono in network distribuiti. I network distribuiti sono network in cui agenti autonomi possono determinare liberamente il loro comportamento e i propri collegamenti senza bisogno di un intermediario obbligatorio. Come afferma Alexander Galloway nel suo libro sul potere protocollare, i network distribuiti non sono come i network decentralizzati che hanno bisogno di hub obbligatori. Il P2P è basato sul potere distribuito e sull'accesso distribuito alle risorse. In un network decentralizzato come il sistema degli aereoporti americano, gli aerei devono muoversi secondo hub determinati; mentre nei network distribuiti come Internet, gli hub possono esistere ma non sono obbligatori e gli agenti possono sempre scegliere. I progetti P2P sono caratterizzati da equipotenzialità o 'anti-credenzialismo.' Questo significa che non esiste una selezione a priori di chi partecipa. La capacità di cooperare è verificata durante il processo di cooperazione stesso. I progetti sono aperti a tutti i partecipanti che hanno le abilità di contribuire al progetto stesso. Queste capacità sono verificate e validate in maniera comune nel processo di produzione stesso. Questo è evidente in processi di publishing aperto come quelli di citizen journalism: tutti possono postare e ciascuno può verificare la veridicità e la qualità dell'articolo. I sistemi di reputazione sono usati per una validazione in comune. Il filtro è a posteriori, non a priori. L'anti-credenzialismo è contrastato la tradizionale peer-review, dove le credenziali sono un prerequisito essenziale per partecipare.

I progetti P2P sono caratterizzati da oloptismo. L'oloptismo è la capacità dei processi peer to peer di permettere ai partecipanti il libero accesso a tutte le informazioni riguardo agli altri partecipanti; non in termini di privacy ma in termini della loro esistenza e contribuzioni (cioè la dimensione orizzontale) e di accesso agli obiettivi, alle statistiche e alla documentazione del progetto per intero (cioè la dimensione verticale). Questo in contrasto con il panoptismo che è caratteristico dei processi gerarchici: Questi processi sono progettati per riservare la conoscenza 'totale' ad un'elite, mentre i partecipanti possono avere accesso solo alle basi elementari del progetto. Comunque nei progetti P2P, la comunicazione non è top-down, non è basata su regole stringenti, ma il feedback è sistemico, integrato nel protocollo del sistema cooperativo.

Questa prima parte non esaurisce la descrizione delle caratteristiche della produzione peer to peer. Di seguito continuiamo la nostra investigazione di queste caratteristiche nel contesto di una comparazione con altri esistenti modi di produzione.

P2P ed Altri Modi di Produzione

Per spiegare questa modalità ci serviamo della Teoria dei Modelli Relazionali dell'antropologo Alan Page Fiske, discussa nel suo lavoro più famoso Structures of Social Life. Il fatto che i modi di produzione siano inseriti in relazioni inter-soggettive, caratterizzate da particolari combinazioni relazionali, ci fornisce il sistema necessario per distinguere il P2P. Secondo Fiske, ci sono quattro tipi di dinamiche intersoggettive valide nello spazio e nel tempo; che scrive:

"Le persone usano quattro modelli fondamentali per organizzare la maggior parte degli aspetti della socialità in tutte le culture. Questi modelli sono:" : Condivisione di beni comuni, Gerarchia secondo autorità, Comparazione secondo uguaglianza, e Valutazione secondo mercato. La Condivisione di beni comuni (CS) è la relazione nella quale le persone trattano alcune diadi o gruppi come equivalenti ed indifferenziati rispetto al dominio sociale in questione. Esempi sono le persone che usano beni in comune (CS rispetto all'utilizzazione di una particolare risorsa), persone innamorate intensamente (CS rispetto al sé stesso sociale), persone che non chiedono da chi arriva una cosa e per chi è (CS rispetto al sé stesso in comune), o persone che uccidono qualsiasi membro di un gruppo nemico per rappresaglia all'attacco (CS rispetto alla responsabilità collettiva). Nella Gerarchia secondo autorità (AR) le persone hanno posizioni asimmetriche , il subordinato rispetta e (forse) obbedisce ai superiori ed è responsabile per i subordinati. Gli esempi sono: le gerarchie militari (AR nelle decisioni, controlli, e molte altre materie), i culti ancestrali (AR per pietà filiale, per aspettative di protezione e norme di rispetto), le morali di religioni monoteistiche (AR per la definizione di giusto e sbagliato, per comandamenti e volontà di Dio), i sistemi di status sociale come classi o etnie (AR rispetto al valore sociale dell'identità), e classifiche come quelle sportive (AR con rispetto al prestigio). Le relazioni AR sono basate su percezioni di asimmetrie legittimate senza nessun potere coercitivo. Nelle comparazioni secondo uguaglianza (EM) le persone possono tracciare il bilancio e la differenze tra partecipanti e sapere che cosa sarebbe richiesto per restaurare l'equilibrio. Le manifestazioni comuni sono: l'interazione a turno, le elezioni una-persona-un-voto, le distribuzioni in maniera uguale e la vendetta basata su occhio-per-occhio-dente-per-dente. Gli esempi includono: sport e giochi (EM con rispetto alle regole, alle procedure, all'attrezzatura e al terreno), l'attività di baby-sitter in cooperazione (EM con rispetto allo scambio di cure per il bambino), e la restituzione in natura (EM rispetto al giusto ed allo sbagliato). Nella Valutazione secondo mercato le relazioni sono orientate secondo ragioni di significato sociale come prezzi, paghe, interessi, affitti, e analisi costi benefici. I soldi non hanno bisogno di essere il medium, e le relazioni di prezzo di mercato non hanno bisogno di essere materialistiche - ciascuno dei quattro modelli può esibire ciascuna di queste caratteristiche. Le relazioni di valutazione secondo mercato non sono necessariamente individualistiche; una famiglia può essere un'unità CS o AR che fa funzionare un business secondo la modalità MP rispetto ad altre imprese. Esempi sono: una proprietà che può essere comprata, venduta, o trattata come capitale d'investimento (terre o oggetti come MP), matrimoni per contratto in termini di costi e benefici per il partner, prostituzione (sesso come MP), standard burocratici (allocazione di risorse come MP), giudizi di utilità rispetto alle cose migliori per il più grande numero di persone, o standard di equità di diritti in proporzione ai contributi (due forme di moralità come MP), considerazioni sul trascorrere il tempo in maniera efficace, e stime razionali di omicidi (aggressione come MP).

Ogni tipo di società è un mix di questi quattro modelli, , ma capita che uno di questi domini gli altri. Storicamente, la prima modalità dominante è stata la relazione di parentela o la casata basata sulla reciprocità, le cosiddette economie tribali del dono. L'aspetto relazionale chiave era l'appartenenza. I doni creavano obbligazioni e relazioni costruendo campi di scambio. Le società di tipo agricolo e feudale erano dominate dalla gerarchia secondo autorità, basata sulla fedeltà. Infine, è chiaro che l'economia capitalista è dominata dalla valutazione secondo mercato.

P2P ed Economia del Dono

P2P è spesso descritto come 'economia del dono' (leggi Richard Barbrook come esempio. Comunque c'è qualcosa di fuorviante a riguardo. La ragione chiave sta nel fatto che il peer to peer non è una forma di eguaglianza; non è basata sulla reciprocità. Il P2P segue l'adagio: ogni contributo secondo le proprie capacità e volontà, e ciascuno secondo i propri bisogni. Non esiste obbligo di reciprocità. Nelle forme pure di peer to peer, i produttori non vengono pagati. Se c'è un dono, è un dono non reciproco e la produzione di valore d'uso non crea un'obbligazione contraria. L'emergere del peer to peer è contemporaneo con nuove forme di economia del dono, come i LETS e l'uso delle valute complementari basate sulla reciprocità.

Queste forme non sono complementari dal momento che sia gli scambi che gli azionisti derivano dallo stesso spirito di scambio. La produzione tra pari può facilmente operare nella sfera delle merci immateriali, dove l'input è il tempo libero e il surplus disponibile di risorse di computer. Schemi basati sulla reciprocità e sulla produzione cooperative sono necessari nella sfera materiale dove avvengono i costi del capitale. Attualmente, la produzione tra pari non offre nessuna soluzione alla sopravvivenza materiale dei propri partecipanti. Le persone sono ispirate dall'etica egualitaria, dall'economia sociale e da altri schemi dai quali possono ottenere un reddito. In questo senso gli schemi sono complementari.

P2P e Gerarchia

Il P2P non è meno gerarchico, ne meno strutturato, ma di solito è caratterizzato da gerarchie flessibili e strutture basate sui meriti che di solito premiano la partecipazione. La leadership è anche 'distribuita'. Molto spesso, i progetti P2P sono condotti da una base di fondatori che portano avanti gli obiettivi del progetto e che coordinano il vasto numero di individui e microteams che lavorano sulle parti specifiche. La loro autorità e leadership deriva dal fatto che hanno fondato il progetto e ne sono continuamente coinvolti. E' vero che i progetti tra pari sono spesso condotti da una 'dittatura benevola'; comunque, non si deve dimenticare che dal momento che la cooperazione è interamente volontaria, l'esistenza è basata sul consenso della comunità di produttori, e c'è sempre la possibilità di creare nuovi progetti indipendenti.

La relazione tra autorità e partecipazione, e la sua evoluzione storica, è stata studiata da John Heron: Sembrano esserci almeno quattro gradi di sviluppo culturale, radicati in gradi di riflessione morale:

  1. culture autocratiche che definiscono i diritti in modo limitato ed oppressivo e non esistono diritti di partecipazione politica.
  2. culture strettamente democratiche in cui esiste una partecipazione politica attraverso la rappresentazione, ma la partecipazione delle persone alle decisioni in materia religiosa, educativa o industriale non esiste o è limitata.
  3. culture maggiormente democratiche che praticano sia una partecipazione politica che vari gradi di partecipazione
  4. culture P2P comunitarie in network globali libertari con uguali diritti di partecipazione di tutti in ogni campo dell'intrapresa umana

Questi quattro gradi possono essere stabiliti in termini di relazioni tra gerarchia, cooperazione e autonomia.

  1. La gerarchia definisce, i controlli, la cooperazione e l'autonomia;
  2. La gerarchia decide solo la misura della cooperazione e l'autonomia nella sfera politica;
  3. La gerarchia decide la misura della cooperazione e dell'autonomia nella sfera politica e in vari gradi in altre sfere;
  4. L'unico ruolo della gerarchia sta nell'emergenza spontanea e nella stimolazione della cooperazione in tutte le sfere delle imprese umane.[2]

P2P e Shareholding dei Commons

Con il P2P, le persone costruiscono e cooperano in maniera volontaria secondo il principio comunista: "da ciascuno secondo le proprie abilità a ciascuno secondo i propri bisogni." Il valore d'uso creato dai progetti P2P è generato attraverso la libera cooperazione, senza coercizione nei confronti dei propri produttori e gli utenti hanno libero accesso al valore d'uso risultante. Le infrastrutture legali che abbiamo descritto creano gli “Information Commons”. Questi sono collegati alle vecchie forme (le terre per i contadini del medioevo e le mutualità dei lavoratori nell'età industriale), ma anche differiscono per le loro caratteristiche immateriali. I vecchi Commons erano localizzati e spesso regolati da community specifiche; I nuovi Commons sono disponibili universalmente e regolati da cyber-collettività globali che hanno interessi in comune. I nuovi Commons non sono basati sulla concorrenza perchè lavorano in un contesto di abbondanza, mentre le vecchie forme di commons fisici (acqua, aria, etc) si sviluppavano in un contesto di scarsità ed apparivano maggiormente regolati.

(fine traduzione italiana)

P2P and the Market: The Immanence vs. Transcendence of P2P

P2P and the Market

P2P exchange can be considered in market terms only in the sense that individuals are free to contribute, or take what they need, following their individual inclinations, with a invisible hand bringing it all together, but without any monetary mechanism. They are not true markets in any real sense: neither market pricing nor managerial command are required to make decisions regarding the allocation of resources. There are further differences: Markets do not function according to the criteria of collective intelligence and holoptism, but rather, in the form of insect-like swarming intelligence. Yes, there are autonomous agents in a distributed environment, but each individual only sees his own immediate benefit. Markets are based on 'neutral' cooperation, and not on synergistic cooperation: no reciprocity is created. Markets operate for the exchange value and profit, not directly for use value. Whereas P2P aims at full participation, markets only fulfill the needs of those with purchasing power. The disadvantages of markets include: They do not function well for common needs that do not involve direct payment (national defense, general policing, education and public health). In addition, they fail to take into account negative externalities (the environment, social costs, future generations). Since open markets tend to lower profit and wages, they always give rise to anti-markets, where oligopolies and monopolies use their privileged position to have the state 'rig' the market to their benefit.

P2P and Capitalism

Despite significant differences, P2P and the capitalist market are highly interconnected. P2P is dependent on the market and the market is dependent on P2P. Peer production is highly dependent on the market for peer production produces use-value through mostly immaterial production, without directly providing an income for its producers. Participants cannot live from peer production, though they derive meaning and value from it, and though it may out-compete, in efficiency and productivity terms, the market-based for-profit alternatives. Thus peer production covers only a section of production, while the market provides for nearly all sections; peer producers are dependent on the income provided by the market. So far, peer production has been created through the interstices of the market. But the market and capitalism are also dependent on P2P. Capitalism has become a system relying on distributed networks, in particular on the P2P infrastructure in computing and communication. Productivity is highly reliant on cooperative teamwork, most often organized in ways that are derivative of peer production's governance. The support given by major IT companies to open-source development is a testimony to the use derived from even the new common property regimes. The general business model seems to be that business 'surfs' on the P2P infrastructure, and creates a surplus value through services, which can be packaged for exchange value. However, the support of free software and open sources by business poses an interesting problem. Is corporate-sponsored, and eventually corporate managed, FS/OS software still 'P2P': only partially. If it uses the GPL/OSI legal structures, it does result in common property regimes. If peer producers are made dependent on the income, and even more so, if the production becomes beholden to the corporate hierarchy, then it would no longer qualify as peer production. Thus, capitalist forces mostly use partial implementations of P2P. The tactical and instrumental use of P2P infrastructure, (collaborative practices) is only part of the story. In fact, contemporary capitalism's dependence on P2P is systemic. As the whole underlying infrastructure of capitalism becomes distributed, it generates P2P practices and becomes dependent on them. The French-Italian school of 'cognitive capitalism' stresses that value creation today is no longer confined to the enterprise, but beholden to the mass intellectuality of knowledge workers, who through their lifelong learning/experiencing and systemic connectivity, constantly innovate within and without the enterprise. This is an important argument, since it would justify what we see as the only solution for the expansion of the P2P sphere into society at large: the universal basic income. Only the independence of work and the salary structure can guarantee that peer producers can continue to create this sphere of highly productive use value. Does all this mean that peer production is only immanent to the system, productive of capitalism, and not in any way transcendent to capitalism?

P2P and the Netarchists

More important than the generic relationship that we just described, is the fact that peer to peer processes also contribute to more specific forms of distributed capitalism. The massive use of open source software in business, enthusiastically supported by venture capital and large IT companies such as IBM, is creating a distributed software platform that will drastically undercut the monopolistic rents enjoyed by companies such as Microsoft and Oracle, while Skype and VoIP will drastically redistribute the telecom infrastructure. In addition, it also points to a new business model that is 'beyond' products, focusing instead on services associated with the nominally free FS/OS software model. Industries are gradually transforming themselves to incorporate user-generated innovation, and a new intermediation may occur around user-generated media. Many knowledge workers are choosing non-corporate paths and becoming mini-entrepreneurs, relying on an increasingly sophisticated participatory infrastructure, a kind of digital corporate commons. The for-profit forces that are building and enabling these new platforms of participation represent a new subclass, which I call the netarchical class. If cognitive capitalism is to be defined by the primacy of intellectual assets over fixed capital industrial assets, and thus on the reliance of an extension of IP rights to establish monopolistic rents, (as the vectoral capitalists described by Mackenzie Wark derive their power from the control of the media vectors) then these new netarchical capitalists prosper from the enablement and exploitation of the participatory networks. It is significant that Amazon built itself around user reviews, eBay lives on a platform of worldwide distributed auctions, and Google is constituted by user-generated content. However, although these companies may rely on IP rights for the occasional extra buck, it is not in any sense the core of their power. Their power relies on their ownership of the platform. More broadly, netarchical capitalism is a brand of capital that embraces the peer to peer revolution, all those ideological forces for whom capitalism is the ultimate horizon of human possibility. It is the force behind the immanence of peer to peer. Opposed to it, though linked to it in a temporary alliance, are the forces of Common-ism, those that put their faith in the transcendence of peer to peer, in a reform of the political economy beyond the domination of the market.

Transcendent Aspects of P2P

Indeed, our review of the immanent aspects of peer to peer, on how it is both dependent and productive of capitalism, does not exhaust the subject. P2P has important transcendent aspects which go beyond the limitations set by the for-profit economy: peer production effectively enables the free cooperation of producers, who have access to their own means of production, and the resulting use-value of the projects supercedes for-profit alternatives Historically, though forces of higher productivity may be temporarily embedded in the old productive system, they ultimately lead to deep upheavals and reconstitutions of the political economy. The emergence of capitalist modes within the feudal system is a case in point. This is particularly significant because leading sectors of the for-profit economy are deliberately slowing down productive growth (in music; through patents) and trying to outlaw P2P production and sharing practices. peer governance transcends both the authority of the market and the state the new forms of universal common property, transcend the limitations of both private and public property models and are reconstituting a dynamic field of the Commons. At a time when the very success of the capitalist mode of production endangers the biosphere and causes increasing psychic (and physical) damage to the population, the emergence of such an alternative is particularly appealing, and corresponds to the new cultural needs of large numbers of the population. The emergence and growth of P2P is therefore accompanied by a new work ethic (Pekka Himanen's Hacker Ethic), by new cultural practices such as peer circles in spiritual research (John Heron's cooperative inquiry), but most of all, by a new political and social movement which is intent on promoting its expansion. This still nascent P2P movement, (which includes the Free Software and Open Source movement, the open access movement, the free culture movement and others) which echoes the means of organization and aims of the alter-globalization movement, is fast becoming the equivalent of the socialist movement in the industrial age. It stands as a permanent alternative to the status quo, and the expression of the growth of a new social force: the knowledge workers. In fact, the aim of peer to peer theory is to give a theoretical underpinning to the transformative practices of these movements. It is an attempt to create a radical understanding that a new kind of society, based on the centrality of the Commons, and within a reformed market and state, is in the realm of human possibility. Such a theory would have to explain not only the dynamic of peer to peer processes proper, but also their fit with other inter-subjective dynamics. For example, how P2P molds reciprocity modes, market modes and hierarchy modes; on what ontological, epistemological and axiological transformations this evolution is resting; and what a possible positive P2P ethos can be. A crucial element of such a peer to peer theory would be the development of tactics and strategy for such transformative practice. The key question is: can peer to peer be expanded beyond the immaterial sphere in which it was born?

The Expansion of the P2P mode of production

Given the dependence of P2P on the existing market mode, what are its chances to expand beyond the existing sphere of non-rival immaterial goods? Here are a number of theses about this potential: P2P can arise not only in the immaterial sphere of intellectual and software production, but wherever there is access to distributed technology: spare computing cycles, distributed telecommunications and any kind of viral communicator meshwork. P2P can arise wherever other forms of distributed fixed capital are available: such is the case for carpooling, which is the second most used mode of transportation in the U.S. P2P can arise wherever the process of design may be separated from the process of physical production. Huge capital outlines for production can co-exist with a reliance on P2P processes for design and conception. P2P can arise wherever financial capital can be distributed. Initiatives such as the ZOPA bank point in that direction. Cooperative purchase and use of large capital goods are a possibility. State support and funding of open source development is another example. P2P could be expanded and sustained through the introduction of universal basic income. The latter, which creates an income independent of salaried work, has the potential to sustain a further development of P2P-generated use-value. Through the 'full activity' ethos (rather than full employment) of P2P, the basic income receives a powerful new argument: not only as efficacious in terms of poverty and unemployment, but as creating important new use-value for the human community. However, as it is difficult to see how use-value production and exchange could be the only form of production, it is more realistic to see peer to peer as part of a process of change. In such a scenario, peer to peer would both co-exist with and profoundly transform other intersubjective modes. A Commons-based political economy would be centered around peer to peer, but it would co-exist with: A powerful and re-invigorated sphere of reciprocity (gift-economy) centered around the introduction of time-based complementary currencies. A reformed sphere for market exchange, the kind of 'natural capitalism' described by Paul Hawken, David Korten and Hazel Henderson, where the costs for natural and social reproduction are no longer externalized, and which abandons the growth imperative for a throughput economy as described by Herman Daly. A reformed state that operates within a context of multistakeholdership and which is no longer subsumed to corporate interests, but act as a fair arbiter between the Commons, the market and the gift economy. Such a goal could be the inspiration for a powerful alternative to neoliberal dominance, and create a kaleidoscope of 'Common-ist' movements broadly inspired by such goals.

Risorse

  • Pluralities/Integration monitors P2P developments and is archived at:

http://integralvisioning.org/index.php?topic=p2p

  • A longer manuscript and book-in-progress on the subject is available at:

http://integralvisioning.org/article.php?story=p2ptheory1

  • The Foundation for P2P Alternatives has a website under construction at:

http://p2pfoundation.net/index.php/Manifesto

Note

Bibliografia

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___________ ­Michel Bauwens is an internet pioneer. He created two dot.com companies, was (eBusiness) strategic director for the telecommunications company Belgacom, and 'European Manager of Thought Leadership' for the U.S. webconsultancy MarchFIRST. He co-produced the television documentary TechnoCalyps: the metaphysics of technology and the end of man, and co-edited two French-language books on the 'Anthropology of Digital Society.' He was also editor-in-chief of the Flemish digital magazine Wave. Originally from Belgium, he now lives in Chiang Mai, Thailand, where he created the Foundation for P2P Alternatives. He has taught courses on the anthropology of digital society to postgraduate students at ICHEC/St. Louis in Brussels, Belgium and related courses at Payap University and Chiang Mai University in Thailand.