Alcune riflessioni sui Commons

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Alcune riflessioni sui Commons
Documento per la Conferenza internazionale sui Commons tenutasi a Berlino il 31 ottobre 2010, preparato dal Comitato Direttivo (Michael Bauwens, David Bollier, Beatriz Busaniche, Silfe Helfrich, Julio Lambing, Jeike Loeschmann) per stimolare il dibattito e la riflessione.
di Commons Strategies Group

URL = http://socialforge.org/art/654


Tesi chiave: I Commons (*) sono ciò che rende possibile ogni altro obiettivo sociale, compresi gli obiettivi ambientali che sono, essenzialmente, sociali.


Text

Flusso I : I Commons come Sfida all’Economia Classica

A. I commons non riusciranno a contrastare l’economia contemporanea e la struttura istituzionale convenzionale se non:

  • metteranno in discussione le convinzioni chiave sottostanti l’economia tradizionale e le correlazioni comportamentali indotte dalle strutture istituzionali prevalenti;
  • reinterpreteranno il significato di proprietà dalla proprietà privata alla tutela collettiva; e
  • svilupperanno concetti coerenti che siano anche empiricamente dimostrabili e convincenti alternative alla convenzionale “somma finale” numerica;

B. Le caratteristiche intrinseche dei commons sono l’abbondanza e la diversità.

  • Se rispettiamo la diversità e ci organizziamo per l’abbondanza, i commons (ri)produrranno costantemente abbastanza per tutti.
  • Ogni qualvolta possiamo – in caso di risorse e generosità non rivali – il prodotto dei commons dovrebbe essere universalmente disponibile; quando ciò non è possibile – nel caso di risorse rivali – il prodotto dei commons dovrebbe essere distribuito equamente.

C. Una società realizzabile si basa sulla cooperazione e la co-produzione anziché sulla divisione classica del lavoro che separa i produttori e fornitori di risorse dagli utilizzatori di esse e che tratta la natura, la comunità e la cultura come esternalità sfruttabili.

D. I mercati non sono la sola fonte di creazione della ricchezza. I commons, che sono ricettivi alle voci popolari democratiche e alla pressione delle nostre risorse biotiche, possono funzionare come economie parallele all’economia monetaria, comprese le economie di sussistenza e le economie del dono. Un altro modo promettente per fare questo consiste nello sviluppare piattaforme software su base comunitaria. Nel tempo tali piattaforme di comunicazione si possono ampliare a nuovi tipi di scambio sociale, ad esempio a monete digitali, esterne alle monete nazionali e ai mercati convenzionali. Tali processi rafforzerebbero le comunità urbane e rurali resistenti e consentirebbero loro di prendere nelle proprie mani la riproduzione del sostentamento.

E. L’intero sistema economico delle società moderne dipende profondamente dallo stato, che crea intere industrie e provvede a strutture regolamentari. La richiesta di beni e servizi da parte dello stato è un altro esempio. Di fatto l’approvvigionamento pubblico e lo sviluppo infrastrutturale fanno la parte del leone nelle nostre economie. Perciò è urgentemente necessaria una svolta verso approvvigionamenti basati sui beni comuni. Ciò comprende, ad esempio, vantaggi fiscali per il sapere, le informazioni e le infrastrutture generate liberamente o procedure di gara basate su criteri stabiliti che rafforzino la partecipazione delle comunità interessate.

F. C’è necessità di identificare e comunicare chiaramente i “criteri vincenti” dei commons e/o una tassonomia generale di commons riusciti. Ma sviluppare indicatori per la messa in comune creativa e produttiva è notoriamente difficile. E’ perciò essenziale contribuire allo sviluppo di metri di misura inclusivi che riconoscano criteri chiave per una creazione di ricchezza più vasta.

Flusso II: I Commons sfidano il Duopolio Stato/Economia

A. I commons sono il terzo elemento, in aggiunta allo stato e al mercato, che richiedono sostegno strutturale e intellettuale.

B. I commons offrono un ricco insieme di modelli di governo e la loro natura costitutiva si sforza di conseguire un nuovo stile di appropriazione e partecipazione sociale. Nonostante la loro diversità e la loro dipendenza da certe leggi o dal sostegno dello stato, i commons tendono ad essere stabili e a facilitare l’autonomia sociale e un’efficace amministrazione delle risorse. Ciò nonostante un commons vincente è sempre il prodotto di uno sforzo e di una lotta continui.

C. “I commons al di là del mercato e dello stato” non significa necessariamente senza mercato e senza stato, se consideriamo la loro ricca storia, l’enorme diversità e dispersione geografica. Ma significa necessariamente che le persone e i loro commons, con il sostegno di uno stato partner, divengono il centro della creazione della ricchezza. I commons mirano a creare un’economia etica vibrante di nuove forme di mercato che non ignorano le esternalità naturali e sociali, ma le includono nella propria logica di funzionamento.

D. Gli aventi titolo ai commons trascendono la cittadinanza basata sullo stato-nazione e le società civili nazionali. E la loro identità va oltre quella di consumatori passivi per arrivare a quella di co-produttori responsabili. I detentori di commons sono radicati in un’enorme varietà di comunità reciprocamente dipendenti. Una delle idee centrali a proposito dei commons è quella che la protezione e la creazione di ricchezza comune sia non solo di beneficio per gli stessi detentori dei beni comuni ma lo sia per le società locali e per quella globale cui essi pure appartengono. L’idea centrale dei commons è: ho bisogno degli altri e gli altri hanno bisogno di me.

E. Ciò di cui abbiamo bisogno non è soltanto di una regolamentazione statale, bensì di una maggiore responsabilità e rispondenza nei confronti delle comunità coinvolte riguardi ai criteri del benessere. Questa è la chiave. Invece di ridimensionare lo stato rafforzando la logica del mercato, una politica basata sui promuove il ridimensionamento della scala e del campo dei mercati rafforzando “istituzioni relative ai beni comuni”. Ciò significa creare istituzioni progettate per operare come fiduciarie dei commons e come attivatrici di essi. Nuove tecnologie sociali e reti distribuite – che devono essere basate sull’uso sostenibile dell’energia – possono stimolare questo processo.

F. I Commons globali implicano un nuovo tipo di multilateralismo che emancipi gli abitanti locali al ruolo di cittadini e metta gli stati-nazione in condizioni di collaborare più efficacemente per superare i problemi di azione collettiva globale.

Flusso III: La Logica Generativa dei Commons

A. Per costruire i commons dobbiamo costruire comunità robuste che a loro volta richiedono forme cooperative e deliberative di comunicazione e di decisione. Le comunità servono anche da palestre di apprendimento per lo sviluppo delle competenze e degli atteggiamenti e ottiche necessarie per la messa in comune.

B. I commons, come forma auto-organizzata di produzione paritaria [peer-to-peer o P2P] seguono una logica propria. La produzione paritaria presuppone l’equipotenza dei propri partecipanti, è basata sulla collaborazione libera, mira alla creazione di beni comuni e cerca di essere al servizio del maggior bene di tutti. Crediamo che questo modo di produzione sia almeno altrettanto produttivo che i modelli che ignorano i commons. E in termini di perseguimento della ricchezza sociale e della riproduzione della diversità, i modelli di produzione su base comunitaria possono riuscire anche meglio di quelli basati sull’imposizione, il controllo e/o la vendita.

C. La produttività non può essere semplicemente una misura artificiale dei risultati di un’impresa; deve tenere conto di tutti i costi, compresi quelli celati delle sovvenzioni, i danni all’ambiente e altri tipi di valori non quantificabili, non di mercato di cui i commons tengono conto di routine.

D. I commons significano prendere la vita nelle proprie mani. Il sapere è la chiave per farlo, ma il sapere è più che l’accesso al sapere e l’accesso al sapere è qualcosa di più che la costruzione di infrastrutture tecniche. La rapida diffusione del sapere e dell’innovazione a tutti coloro che ne hanno necessità richiede:

  • la condivisione di informazioni, codici, competenze e progettualità attraverso piattaforme accessibili universalmente o a base comunitaria;
  • la competenza per la comprensione e la riflessione, e
  • la loro appropriazione per modellare i nostri habitat sociali.

Concepire il sapere come un commons garantisce una giusta condivisione dell’innovazione, senza gli attriti e gli occultamenti causati alla condivisione da eccessive regole sulla proprietà intellettuale.

E. Le strutture istituzionali possono articolare e rendere possibili nuovi commons, ma possono anche danneggiare i collegamenti e l’etica sociale che sono indispensabili ai commons. Perciò una sfida chiave nell’ideare effettive politiche a base comunitaria consiste nell’equilibrare correttamente questi due interessi. La burocratizzazione dei commons non è un commons, ma un paradosso a proposito del quale occorre che prestiamo attenzione.

Per il successo di una politica orientata al commons sono imperativi un’alleanza e un onesto scambio di esperienze e saperi tra tutti coloro che lavorano ai commons sociali, ecologici, sociali e culturali.


Discussione
[…]

Note

(*) NdT: Viene mantenuto il termine inglese ‘commons’ non risultando ancora sufficientemente attestata una traduzione italiana che non risulti limitativa o fuorviante; il termine da considerarsi il candidato migliore è ‘comunanza/e’; storicamente il concetto risale a una storia di secoli di risorse utilizzate in comune da una collettività, prevalentemente terreni agricoli o risorse boschive. Residuano ancora realtà di questo tipo in alcune regioni italiane, tuttavia stanno scomparendo per l’abbandono dell’agricoltura, silvicoltura su piccola scala. Personalmente considero una specie di rivalsa della storia il fatto che una realtà di sussistenza delle classi umili del passato possa riproporsi, reinterpretata alla luce di nuove analisi concettuali e potenzialità tecnologiche, come efficace alternativa al dominante sistema di produzione/distribuzione capitalista. Peraltro la lunga storia dei commons come comunanza di uso di risorse materiali, compresa a volte la distribuzione equa del loro sfruttamento, testimonia che il/i commons non sono necessariamente, come a volte si sostiene, limitati alla condivisione di attività/prodotti immateriali anche se l’esperienza moderna di maggiore successo risulta quello del Software Libero o Open Source."

Source

Da Socialforge – Un laboratorio di creazione sociale

www.socialforge.org

Fonte: http://p2pfoundation.net/Some_Thoughts_on_the_Commons

Originale: P2P Foundation

Traduzione di Giuseppe Volpe

(c) 2012 – Socialforge Licenza Creative Commons BY-NC-SA 3.0